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Il lavoro sessuale è legale in Svizzera da più di ottant’anni, ma resta un argomento che suscita e ha suscitato un acceso dibattito pubblico. Tra stigmatizzazione, regolamentazione giuridica e autodeterminazione, il tema solleva questioni centrali per la nostra convivenza civile: dal potere alla sessualità, dalle dinamiche di genere al razzismo, dalla povertà alla disuguaglianza sociale, fino alla migrazione.
L’installazione video presenta undici interviste che documentano l’evoluzione del lavoro sessuale in Svizzera, offrendo uno sguardo sulle realtà professionali e sulle condizioni di vita delle lavoratrici e dei lavoratori del sesso nel nostro Paese. Le testimonianze mettono in luce l’eterogeneità del gruppo professionale legato al sesso, affrontando anche aspetti problematici come la violenza e lo sfruttamento. Una postazione digitale approfondisce gli sviluppi storici, il quadro giuridico e i dibattiti sociali dedicati al tema.
L'installazione video è stata realizzata in collaborazione con il Sexworkers Collective.
Il formato
Non tutti gli sviluppi significativi del recente passato della Svizzera possono essere documentati tramite l’esposizione di oggetti. Il formato «Esperienze della Svizzera» preferisce dare voce alle e ai testimoni diretti. I loro vissuti e le loro esperienze, che spesso non hanno lasciato nessuna traccia in forma scritta o negli archivi, offrono al pubblico del museo uno sguardo ricco di sfaccettature sulla storia recente del nostro Paese. Il tema cambia ogni anno. Il formato non prevede l’esposizione di oggetti ma consiste in una proiezione immersiva di grande formato con audio in cuffia e in una postazione di approfondimento in cui vengono presentati i più recenti risultati della ricerca e il contesto storico-culturale.
Esperienze della Svizzera – Lavoro sessuale
Il lavoro sessuale è legale in Svizzera da più di ottant’anni, ma rimane un argomento controverso nella sfera pubblica. Tra stigmatizzazione, regolamentazione giuridica e diritto all’autodeterminazione, il lavoro sessuale fa emergere aree di tensione nella società, attorno a questioni legate a privilegio, potere, sessualità e genere, ma anche migrazione, razzismo, povertà e disuguaglianza sociale.
In questo contesto si colloca la nuova edizione del formato «Esperienze della Svizzera». L’installazione video dà voce a undici testimoni, che parlano delle loro esperienze nel lavoro sessuale. I loro racconti personali aprono una finestra su realtà che spesso rimangono invisibili. Le interviste evidenziano quanto possano essere diversi i percorsi che portano al lavoro sessuale e quanto le circostanze di vita individuali influenzino questa attività.
Le persone ritratte raccontano di situazioni di difficoltà finanziaria, esperienze di migrazione, responsabilità familiari e desiderio di autodeterminazione. Alcune sono arrivate al lavoro sessuale per necessità economiche, altre apprezzano la flessibilità che offre o la possibilità di organizzare autonomamente la propria vita lavorativa. Allo stesso tempo le testimoni e i testimoni riferiscono esperienze di stigmatizzazione, violenza e discriminazione, ma anche di solidarietà, autonomia e orgoglio professionale.
In aggiunta all’installazione video, una postazione interattiva presenta gli sviluppi storici, il quadro giuridico e i dibattiti pubblici relativi al lavoro sessuale. La sua storia è strettamente legata a concezioni morali: dai «registri delle prostitute» della polizia negli anni 1950 alle lotte femministe degli anni 1970, fino alle discussioni odierne sulla tratta di esseri umani, sul diritto del lavoro e su un possibile divieto di acquisto di prestazioni sessuali.
Il formato «Esperienze della Svizzera» rinuncia consapevolmente ai classici oggetti museali e si incentra su voci, ricordi e vissuti personali. La proiezione di grande formato con audio in cuffia crea un’esperienza diretta e immersiva dei racconti delle testimoni e dei testimoni. Il concetto e la realizzazione di questa edizione di «Esperienze della Svizzera» sono il risultato di un processo partecipativo, sviluppato insieme a persone che svolgono lavoro sessuale del Sexworkers Collective.
L'installazione video è visibile dal 3 luglio al 1° novembre 2026 e dal 12 gennaio al 25 aprile 2027 al Museo nazionale Zurigo.
Immagini
Contatto per la stampa e Museo nazionale Zurigo
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Direzione generale Denise Tonella
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Direzione del progetto i curatrice della mostra Marina Amstad
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Idea e concetto Marina Amstad, Sexworkers Collective
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Consulenza scientifica Sexworkers Collective
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Supporto curatoriale alla mostra Luca Tori
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Collaborazione scientifica Thomas Bochet
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Scenografia Alex Harb
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Interviste Sexworkers Collective
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Proiezione Maurizio Drei, Michele Innocente
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Fuori campo Tweaklab AG: Lambert Bastar (FR), Lotti Happle (DE), Andrea Samborsky (EN), Christina Zamboni (IT)
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Comitato consultivo Roman Aebersold, Günhan Akarçay, Heidi Amrein, Beat Högger, Sabrina Médioni, Denise Tonella
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Controllo del progetto Sabrina Médioni
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Direzione tecnica Mike Zaugg
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Allestimento della mostra Ira Allemann, Sophie Lühr, Marc Hägeli, Dave Schwitter, Philippe Leuthardt
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IT | Web | Postazioni interattive Thomas Bucher, Danilo Rüttimann, Alex Baur, Thomas Bucher, Ueli Heiniger; Immensive SA
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Marketing e comunicazione Andrej Abplanalp, Anna-Britta Maag, Sebastiano Mereu, Carole Neuenschwander, Alexander Rechsteiner
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Grafica pubblicitaria Resort GmbH für Visuelle Kommunikation
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Traduzioni Coline Thomas; Interserv AG; Natalia Proserpi
Ringraziamo i e le testimoni per la loro preziosa partecipazione.