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Le indiane. Un tessuto dalle mille storie

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Nel XVII secolo le indiane – tele di cotone stampate e dipinte provenienti dall’India – diventano un articolo commerciale molto ricercato in Europa. Le manifatture occidentali, tra cui numerose aziende svizzere, iniziano a produrre imitazioni di questi pregiati tessuti che presto si trovano ovunque. La mostra al Museo nazionale racconta la storia della produzione tessile, si concentra sull’eredità coloniale e ripercorre le rotte commerciali tra India, Europa e Svizzera. Meritano particolare attenzione le molte splendide stoffe esposte, tra cui pregevoli prestiti provenienti dalla Svizzera e dall’estero.

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Iscrizione:  

due settimane in anticipo

Durata:

 

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No. di partecipanti:

 

25 persone al massimo

Costi:
 

 

CHF 180 per la visita guidata, più l’entrata a tariffa ridotta di CHF 10 per persona.

Ingresso libero per bambini e ragazzi fino ai 16 anni.

Per i gruppi di persone in possesso di un permesso N, S, B, F (rifugiati) o F (stranieri ammessi provvisoriamente), la visita guidata e l'ingresso sono gratuiti.

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Le indiane. Un tessuto dalle mille storie

Museo nazionale Zurigo | 30.8.2019 - 19.1.2020
Data di pubblicazione 28.8.2019

Nel XVII secolo le indiane – tele di cotone stampate e dipinte provenienti dall’India – conquistano il mercato europeo. La nuova mostra temporanea al Museo nazionale presenta numerose di queste magnifiche tele, racconta la storia della produzione tessile, tematizza il patrimonio coloniale e ripercorre le rotte commerciali tra India, Europa e Svizzera.

Fino al secolo scorso il cotone era una delle merci più importanti al mondo. Da questa pianta, che cresce solo nelle regioni tropicali e subtropicali, si realizzano tessuti che, insieme al cotone grezzo, sono diventati uno dei prodotti commerciali più apprezzati. Le indiane hanno avuto un ruolo determinante: fin dai tempi precristiani, infatti, si sono sviluppate tecniche di tintura e di stampa che sono rimaste a lungo inaccessibili e hanno costituito il modello per le stampe su tessuto in Asia e in Europa.

Tessuti indiani con motivi insoliti, in seguito conosciuti con il nome di indiane, fanno la loro comparsa in Europa a partire dal XVI secolo. Nel XVII secolo alcuni ingegnosi uomini d’affari iniziano a ricreare queste stoffe, che un secolo più tardi vengono accolte con entusiasmo dal pubblico. Il loro utilizzo è estremamente variegato: vengono impiegate per realizzare abiti, tende, carte da parati o rivestimenti per poltrone e divani delle abitazioni dell’alta società. Il successo è tale da costringere la Francia a chiudere le frontiere per proteggere la produzione della seta nazionale, fornendo così nuove opportunità per la Svizzera e le aziende elvetiche che presto conquistano un ruolo importante nel settore dei tessuti di cotone.

All’inizio del XIX secolo, grazie all’avvento della rivoluzione industriale, gli europei riescono a produrre tessuti di cotone a prezzi molto più bassi. I flussi commerciali in seguito si invertono: l’India esporta il cotone come materia prima e allo stesso tempo importa tessuti di cotone più economici, che mettono in difficoltà la fiorente industria artigianale. I piccoli agricoltori perdono il lavoro, la povertà e la fame dilagano. La città di Bombay (l’odierna Mumbai) diviene il centro del commercio del cotone e si afferma un’industria tessile indipendente in rapida espansione. La società commerciale svizzera Gebrüder Volkart (l’odierna Volkart Holding AG), che alla fine del XIX secolo diventa uno dei maggiori esportatori di cotone al mondo, fonda la sua prima filiale a Bombay nel 1851.

Ma all’epoca la presenza svizzera nel subcontinente non si limita solo agli uomini d’affari. La società missionaria evangelica di Basilea «Basler Mission», fondata nel 1815, è attiva nel territorio con i suoi missionari, che sono stati inviati qui per convertire gli indiani, in particolare gli indù. È necessario però finanziare i servizi sociali, gli ospedali e le scuole che i missionari stanno costruendo. Si inizia così a trarre profitto dalle fornaci, tipografie e tessiture, ma allo stesso tempo si accende il dibattito sul fatto se sia lecito o meno realizzare dei guadagni con la missione.

Nel XX secolo, il cotone in India assume ancora una volta un ruolo importante. Dal 1930, il cotone filato e tessuto a mano, noto come khadi, diventa il simbolo del movimento di liberazione dell’India e il tratto distintivo del Mahatma Gandhi. Il fotoreporter svizzero Walter Bosshard immortala gli eventi di quel periodo con la sua macchina fotografica. Il suo reportage fotografico del 1930 ritrae Gandhi in un momento della sua vita privata mentre tesse a mano. E le foto fanno subito il giro del mondo.

La mostra che si tiene al Museo nazionale Zurigo presenta una selezione di tessuti indiani ed europei, tra cui preziose opere in prestito provenienti dalla Svizzera e dall’estero, e racconta inoltre il ruolo delle aziende svizzere nel settore dell’oro bianco: una storia fatta di interconnessioni, un esempio di come la storia svizzera sia legata direttamente alla storia mondiale.

Immagini

Indiana con albero della vita, realizzata probabilmente a Neuchâtel, 1800 ca.

Il re francese vieta l’industria delle indiane in Francia a partire dal 1686 per proteggere la produzione della seta nazionale. Ne trae beneficio la Svizzera, dove vengono create importanti fabbriche di indiane ugonotte.

Museo nazionale svizzero, ex collezione Petitcol

Tessuto «I quattro angoli del mondo» della manufacture Oberkampf a Jouy, 1785 ca.

Christophe-Philipp Oberkampf gestisce la più famosa manifattura di indiane a Jouy. Il team è composto da collaboratori svizzeri.

Museo nazionale svizzero, ex collezione Petitcol

Arazzo (palampore) della costa di Coromandel, India, 1700-1750 ca.

Ispirandosi agli arazzi delle corti dei sovrani indiani, i portoghesi e gli olandesi commissionano tessuti ornati dai loro ritratti.

Museo nazionale svizzero, ex collezione Petitcol

Tessuto della manufacture Soehnée l’Aîné & Cie a Munster, 1799 ca.

La stampa delle tele alsaziane inizia nel 1746 a Mulhouse. Le fabbriche alsaziane mantengono stretti rapporti con le fabbriche svizzere di indiane.

Museo nazionale svizzero, ex collezione Petitcol

Arazzo (palampore) con albero della vita, della costa di Coromandel, India, 1740 ca.

Nel XVII e XVIII secolo, l’albero della vita è il motivo più diffuso per le indiane destinate all’esportazione in Europa.

Rainer Wolfsberger, su cortesia del Museo Rietberg

Pianta di cotone

Il cotone era già diffuso in India nel periodo 2600-1900 a.C. Questa pianta cresce solo nelle aree tropicali e subtropicali, in particolare nell’Asia sud-orientale e nel Vicino Oriente.

Omar Lemke, 2018, IIa 6466, Museo delle culture di Basilea, tutti i diritti riservati

Montagna di cotone a Khamgaon, India centrale, 1948 ca.

Il cotone viene conservato nell’India centrale, quindi trasportato sulla costa, trasferito via mare e lavorato in Europa. L’azienda Volkart commercia in cotone indiano, ma dagli anni Trenta subisce grandi perdite, a causa della crisi economica mondiale e del movimento indipendentista indiano.

Ernst Würgler, ex tecnico operativo presso l’azienda Volkart. Su cortesia di Madeleine Gerber-Würgler, Winterthur.

Stabilimento tessile a Calicut, fine Ottocento.

La «Basler Mission» non solo fonda scuole e ospedali in India, ma anche stabilimenti tessili e fornaci che danno lavoro agli indiani convertiti.

Archivio della Basler Mission, Basilea (QU-30.016.0045)

Etichetta della Volkart, 1920 ca.

La società commerciale Gebrüder Volkart, fondata nel 1851, diviene una delle più grandi ditte commerciali del mondo alla fine del XIX secolo. In questo periodo commercia quasi esclusivamente cotone.

Archivio comunale di Winterthur, Sign.-Nr. Dep 42/1971

Famiglia con dipendenti indiani, 1871 ca.

Nell’India britannica le mogli di funzionari, missionari e commercianti europei vivono secondo lo stile coloniale. Questo include la gestione della casa grazie all’aiuto di molti dipendenti indiani.

Sign.-Nr. Dep 42/1809, archivio comunale di Winterthur

Le indiane. Un tessuto dalle mille storie

Sguardo sulla mostra.

Museo nazionale svizzero

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Sguardo sulla mostra.

Museo nazionale svizzero

Contatto per la stampa e Museo nazionale Zurigo

+41 44 218 65 64 medien@nationalmuseum.ch

Prestiti di oggetti

Archiv der Basler Mission, Basel
Historisches Museum Basel
Museum der Kulturen Basel
Schweizerische Nationalbibliothek, Bern
Galerie m Bochum
Musées d’art et d’histoire, Ville de Genève
Museum des Landes Glarus
Nationaal Museum Van Wereldculturen, Holland
The Israel Museum, Jerusalem
The British Library, London
Victoria and Albert Museum, London
Musée de l’Impression sur Etoffes, Mulhouse
Gemeinde Poschiavo/Museo Poschiavino: Sammlung Christen-Dorizzi, Poschiavo
Altes Archiv Gemeinde Saanen
Glarner Wirtschaftsarchiv, Schwanden
Club zur Geduld, Winterthur
Sammlung Fotostiftung Schweiz, Winterthur
Stadtarchiv Winterthur, Firmenarchiv Gebrüder Volkart
Archiv für Zeitgeschichte ETH Zürich
Museum Rietberg
Völkerkundemuseum der Universität Zürich
Schweizer Finanzmuseum, Zürich
Privatbesitz Familie Imhoof-Peter
Privatbesitz Verena Keller-Gamper
Privatbesitz Marie-Louise Peter
Privatbesitz J. &. J.H. Streiff Erben
Privatsammlungen

Colophon

Direzione generale   Andreas Spillmann
Direzione del progetto e curatrice della mostra   Pascale Meyer
Coordinazione del progetto   Regula Moser
Collaborazione scientifica   Noëmi Crain Merz
Conservatrici della collezione di tessili   Andrea Franzen, Joya Indermühle
Praticante e collaborazione scientifica   Michael Brunner
Consulenza scientifica   Prof. Dr. Christof Dejung, Prof. Dr. Harald Fischer-Tiné, Prof. Dr. Angelika Malinar
Scenografia   Alex Harb
Grafica   Selina Locher, Valentin Pauwels und Andreas Hidber, accent graphe, Basel
Marketing e pubblicità   Andrej Abplanalp, Alexander Rechsteiner, Carole Neuenschwander, Anna-Britta Maag, Sebastiano Mereu
Relazioni pubbliche   Andrej Abplanalp, Sebastiano Mereu, Alex Rechsteiner
Audioguide   Texetera GmbH, Erik Thurnherr
Direzione tecnica   Debbie Sledsens, Mike Zaugg
Montaggio della mostra   Bachir Ezzerari, Marc Hägeli, Mike Roder, David Schwitter
Preparazione e assemblaggio degli oggetti   Nikkibarla Calonder, Anna Jurt, Elisabeth Kleine, Iona Leroy, Claudia Merfert, Françoise Michel, Elke Mürau, Carolin Muschel
Logistica degli oggetti   Christian Affentranger, David Blazquez, Reto Hegetschweiler, Simon d’Hollosy
Prestiti   Maya Jucker, Angela Zeier
Mediazione culturale   Stefanie Bittmann, Lisa Engi, Maria Iseli, Severin Marty
IT | Web   Thomas Bucher, flying koenig, Pasquale Pollastro, Danilo Rüttimann, René Vogel
Traduzioni   Laurence Neuffer, Nigel Stephenson, Tradukas
Carte   Maps & More, Karoline Kostka & Hans Hortig, Zürich