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Oggi al Museo nazionale Zurigomartedì fino alle mercoledì 10:00 - 17:00
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venerdì fino alle domenica 10:00 - 17:00
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martedì fino alle mercoledì e venerdì 10:00 - 18:00
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sabato fino alle lunedì chiuso
Chiuso nei giorni festivi
Sechseläuten 20.04.2026 10:00 - 17:00
Festa del lavoro 01.05.2026 10:00 - 17:00
Ascensione 14.05.2026 10:00 - 17:00
Pentecoste 24.05.2026 10:00 - 17:00
Lunedì di Pentecoste 25.05.2026 10:00 - 17:00
Festa nazionale della Svizzera 01.08.2026 10:00 - 17:00
La lunga notte dei musei 05.09.2026 10:00 - 17:00
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La lunga notte dei musei 06.09.2026 0:00 - 2:00
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Knabenschiessen 14.09.2026 chiuso
Giornata della famiglia 18.10.2026 10:00 - 17:00
21.12.2026 10:00 - 17:00
22.12.2026 10:00 - 17:00
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Vigilia di Natale 24.12.2026 10:00 - 14:00
Natale 25.12.2026 10:00 - 17:00
Santo Stefano 26.12.2026 10:00 - 17:00
27.12.2026 10:00 - 17:00
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30.12.2026 10:00 - 17:00
San Silvestro 31.12.2026 10:00 - 17:00
Capodanno 01.01.2027 10:00 - 17:00
San Basilio 02.01.2027 10:00 - 17:00
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Mostrare tuttoLe guerre spesso appaiono come eventi lontani, ma plasmano anche il passato e il presente della Svizzera. La mostra «Noi e la guerra» al Museo nazionale Zurigo evidenzia, attraverso oggetti e storie coinvolgenti, come i conflitti abbiano influenzato da secoli l’identità, la politica e la vita quotidiana della Svizzera.
Le guerre dominano l'attualità. Immagini dall’Ucraina, dal Medio Oriente o da altre regioni del mondo ci raggiungono quotidianamente attraverso i media e i social, mostrando che i conflitti armati non sono solo eventi lontani, ma incidono sul dibattito politico, sui valori sociali e sulle percezioni personali a livello internazionale. Anche nella neutrale Svizzera le guerre sono parte della storia e del presente.
La mostra illustra in cinque sezioni come le guerre dal tardo Medioevo abbiano influenzato politica, economia e società in Svizzera. Evidenzia come i conflitti diano origine a processi identitari, modifichino dipendenze economiche e accentuino tensioni sociali. Al di là della dimensione militare, ne mette in luce le profonde ripercussioni sulla vita quotidiana, sulla cultura e sulle decisioni politiche.
La mostra esplora in particolare il modo in cui la guerra ha plasmato l’immagine che la Svizzera ha di sé. I miti legati al giuramento del Grütli, a Guglielmo Tell o ad Arnold von Winkelried si sono trasformati nei secoli in narrative simboliche di libertà e unità. Allo stesso tempo, si sono create interdipendenze economiche tramite il servizio mercenario e, successivamente, l’industria bellica. I conflitti hanno generato cambiamenti sociali, scatenando crisi economiche e movimenti di protesta, influenzando la migrazione e modificando i ruoli di genere. Parallelamente la Svizzera ha sviluppato margini di manovra politici grazie alla neutralità, all'impegno umanitario e alla politica di pace.
Numerosi oggetti storici rendono visibili questi collegamenti. Un arazzo della battaglia di Pavia del 1525, esposto per la prima volta in Svizzera grazie a un prezioso prestito da Napoli, illustra la rotta delle truppe confederate, mettendo in discussione il mito della loro invincibilità militare. Tre diverse rappresentazioni della battaglia di Morat (1476) – un dipinto a soggetto storico, un manifesto per le scuole e una fotografia contemporanea – mostrano come memoria e interpretazione nazionale si siano evolute nel tempo.
Gli aspetti economici e sociali emergono chiaramente attraverso gli oggetti esposti: registri delle truppe, monete e attestati di congedo richiamano l'economia del servizio mercenario, mentre fotografie e manuali provenienti dalla Werkzeugmaschinenfabrik Oerlikon e dalla Waffenfabrik Solothurn documentano il ruolo dell’industria bellica svizzera nel XX secolo. Altri oggetti evidenziano la stretta connessione tra guerra, società e politica: una mitragliatrice e una bandiera sindacale del periodo dello sciopero generale del 1918, uniformi del servizio attivo e del Servizio complementare femminile, planimetrie e fotografie di installazioni militari nelle Alpi.
Il percorso si conclude con una prospettiva contemporanea: nella videoinstallazione «Repeat after Me» rifugiate e rifugiati ucraini imitano il rumore degli spari, dell'artiglieria e delle sirene. Le visitatrici e i visitatori sono invitati a riprodurre questi suoni – un monito potente che la guerra non riguarda solo la storia, ma continua ancora oggi a segnare esperienze e a toccare le persone.
La «bussola della neutralità» guida in modo interattivo visitatrici e visitatori lungo il percorso espositivo, invitandoli a riflettere sull’importanza della neutralità. In ogni sezione rispondono a domande e, al termine, ricevono una valutazione delle risposte e ulteriori informazioni sulla neutralità della Svizzera.
Il programma collaterale completa la mostra offrendo ulteriori punti di vista. In collaborazione con il Kunsthaus Zurigo un evento esplora l’evoluzione della cultura della memoria in Svizzera. Grazie al progetto di ricerca «Estetizzazione della violenza di guerra» dell'Università delle Arti di Berna (HKB) viene approfondito il tema della violenza. Testimoni dirette e diretti condividono inoltre le loro esperienze su migrazione forzata, missioni di pace e fotografia di guerra.