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Focus

Workshop 1

Zuhören: Stimmen, Stille und Krieg

| accessibility.time_to

con Diana Rojas Feile

Zeugnisse von Krieg und Gewalt begegnen uns heute fast täglich – in den Nachrichten, in sozialen Medien und manchmal auch in persönlichen Erzählungen. Doch was geschieht eigentlich, wenn wir ihnen zuhören? Wie können wir Erfahrungen begegnen, die sich oft nur schwer in Worte fassen lassen? Und was verändert sich, wenn Zuhören selbst zum Ausgangspunkt wird?

Der Workshop ist inspiriert von dem Kunst- und Forschungsprojekt «Es gibt kein Mindestalter für den Krieg», das gemeinsam mit Menschen entwickelt wurde, die als Minderjährige von bewaffneten Gruppen in Kolumbien rekrutiert worden waren.
Wir hören, erzählen, experimentieren mit Stimme, Klang, Atem, Rhythmus und Stille und erkunden, wie diese Elemente unsere Wahrnehmung verändern. Dabei geht es auch darum, neue Zugänge zu Zeugnissen von Krieg zu entdecken und gemeinsam zu erforschen, was aufmerksames Zuhören ermöglichen kann

Der Workshop richtet sich an alle Interessierten; Vorkenntnisse sind nicht erforderlich. Der Workshop findet auf Deutsch und Englisch statt.

Zeitplan

14:30: Einführung
15:00: Workshop
16:30: Ausklang und Verpflegung

Der Workshop ist Teil der Fokusveranstaltung «Addressing War?». Im Anschluss sind die Teilnehmenden herzlich zur Podiumsdiskussion und Performance eingeladen.

Die Veranstaltung ist kostenlos, eine Reservation ist obligatorisch.

Landesmuseum Zürich
Auditorium Willy G. S. Hirzel

Museumstrasse 2
8001 Zürich

Evento privato

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gratuito

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accessibility.sr-only.person_card_info Museo nazionale Zurigo

Informazioni generali

+41 44 218 65 11

Diana Rojas Feile

ist Regisseurin, Autorin und künstlerische Forscherin. In transdisziplinären Performances, Installationen und Audioarbeiten verbindet sie dokumentarische Stimmen mit poetischen Räumen. Im Zentrum stehen gesellschaftspolitische Themen, darunter Krieg und Gewalt.

La mostra

Visuale della mostra «Noi e la guerra». Foto (dettaglio): Christian Schwager, fortino di fanteria sul passo del Raten / © 2026, ProLitteris, Zurigo | © Christian Schwager / © 2026, ProLitteris, Zurich

La guerra è un tratto distintivo della storia svizzera. La mostra evidenzia, attraverso diverse prospettive, come i conflitti dal tardo Medioevo a oggi abbiano influenzato le strutture politiche, gli interessi economici e gli equilibri sociali della Svizzera. 

Sia attraverso miti identitari, come il giuramento del Grütli, sia attraverso conflitti interni come la guerra dei contadini del 1653 e la guerra del Sonderbund del 1847, ma anche per la costante minaccia di invasione durante la Seconda guerra mondiale: la guerra profondamente segnato l’identità della Svizzera. Appare evidente come i conflitti, dentro e fuori il territorio dell’odierna Svizzera, abbiano generato nuovi rapporti di potere e tensioni sociali – ad esempio attraverso i grandi profitti dal commercio di armi e dal mercenariato, l’inasprimento dei conflitti di classe o la trasformazione dei ruoli di genere.

L'immagine che la Svizzera ha di sé come nazione neutrale e promotrice di pace continua a influenzare in modo particolare la sua politica estera. Tra minacce e solidarietà, per la Svizzera si aprirono anche spazi di manovra della neutralità, volti a creare sicurezza e favorire la pace. Attraverso oggetti, videoinstallazioni e documenti la mostra invita a interrogarsi sulle convinzioni comuni riguardo al rapporto della Svizzera con la guerra – guerra che spesso può sembrare lontana, ma che è profondamente radicata nella memoria collettiva.

Dettagli della mostra